MUSEE JACQUEMART-ANDRE, Paris, Septembre 2018 – Janvier 2019

Fin qui poco è stato detto del piú saliente e nello stesso tempo piú rivoluzionario elemento dell’arte del Caravaggio, cioè del suo «tenebroso». Con le prime ordinazioni di opere monumentali, egli passò dal luminoso e chiaro primo stile romano a una nuova maniera che parve particolarmente adatta per i soggetti religiosi, i quali costituirono il principale interesse per il resto della sua vita.
Le figure vengono ora gettate in una semioscurità mentre un potente fascio di luce le investe, le modella e dà loro una vigorosa tridimensionalità. Dapprima si può essere inclini ad accettare il punto di vista tradizionale secondo il quale la sua maniera di usare la luce è fortemente realistica; essa sembra provenire da una sorgente ben definita, e si è perfino supposto che egli facesse esperimenti con una «camera obscura». Ma un’ulteriore analisi mostra invece che la sua luce è in pratica meno realistica di quella di Tiziano o del Tintoretto.
Nelle opere di Tiziano, come piú tardi in quelle di Rembrandt, luci e ombre sono della medesima consistenza; l’ombra ha soltanto bisogno della luce per divenire tangibile; la luce può penetrare l’ombra e fare dello spazio chiaroscurale un vivido effetto. Gli impressionisti scoprirono che la luce crea l’atmosfera, ma la loro è una luce senza ombre e perciò priva di incanto. Con Caravaggio la luce è un elemento isolato, non crea né lo spazio né l’atmosfera. L’ombra nei suoi quadri è qualcosa di negativo; c’è l’oscurità dove non c’è la luce, e per questa ragione la luce colpisce le sue figure e gli oggetti come forme concrete impenetrabili e non le dissolve, come avviene nelle opere di Tiziano, Tintoretto o Rembrandt.
L’ambiente nelle pitture del Caravaggio è in genere fuori della sfera della vita quotidiana. Le sue figure occupano uno stretto primo piano, vicino all’osservatore. I loro atteggiamenti e movimenti, i loro improvvisi scorci dentro un vuoto indefinito, aumentano l’ansia nell’osservatore dandogli una sensazione tesa di spazio impenetrabile. Ma nonostante, o proprio a causa di questa irrazionalità, la luce ha il potere di rivelare e nascondere; crea disegni pieni di significato.
Wittkower, Rudolf, « Arte e architettura in Italia. 1600-1750 », Einaudi, 1972 e 1993

Caravaggio, Judith décapitant Holopherne, vers 1600-Palazzo Barberini, Roma 
Caravaggio, st Jerome écrivant, 1605, galerie Borghese, Roma
Derniers jours pour visiter l’exposition Caravage à Rome, amis & ennemis, au musée Jacquemart-André, et contempler quelques oeuvres magistrales de l’artiste au regard de celles de quelques-uns de ses contemporains manifestement marqués par la puissance de ses compositions, son audace dans le traitement de la lumière, le recours à des modèles dépeints sans idéalisation et participant de son entourage et son impressionnante maîtrise technique et stylistique.
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